| Le ogive trecentesche,
furono sostituite con archi a tutto sesto, sostenuti dai preesistenti
pilastri ottagonali con capitelli che riprendevano la precedente
decorazione a motivi vegetali.
Tali arcate rilevano l'adesione al nuovo gusto
rinascimentale, che coesiste con le forme tardo-gotiche.
L'intervento voluto dal padre guardiano
Giovanni Cerconi, fu eseguito durante l'episcopato di Domizio Falangola,
tra il 1453 ed il 1470. Molto probabilmente il restauro fu finanziato,
in parte, dalla nobile famiglia sorrentina dei Sersale, come viene
testimoniato dallo stemma su tutti i capitelli del lato settentrionale.
Dopo il Terremoto del 1688 il Chiostro fu
rinforzato da possenti murature ed i portici originari occultati da
grossi archi. Il refettorio, situato accanto al chiostro, conserva la
struttura del '300.
Il Chiostro di S. Francesco si presta oggi come
suggestivo scenario di concerti musicali e mostre d'arte. |