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S. ANTONINO

Di S. Antonino non si sa ancora oggi con certezza né il luogo né la data di nascita, né il tipo di vita da lui condotto fino a quando giunse a Stabia e fu benevolmente accolto da Catello, Vescovo di quella città, il quale poi, ritiratosi a vita eremitica sul monte Faito, gli affidò il governo spirituale della sua diocesi. Ma non molto dopo S. Antonino, lasciato l'incarico, si ritirò anche lui su quel monte, e lì, dopo una visione dell'Arcangelo Gabriele, costruirono insieme un oratorio in suo onore.

Diffusasi intanto nei paesi vicini la fama della sua santità, i Sorrentini lo pregarono di stabilirsi presso di loro, ed egli, accogliendo il loro invito, lascio le solitudini del Faito ed il vescovo Catello, ed entrò nel monastero benedettino di S. Agrippino, di cui allora era abate un certo Bonifacio, che nell'imminenza della morte lo designò suo successore.

 

       Processione del Santo Patrono

Anche in quella veste S. Antonino diede luminosi esempi di virtù e di santità, ed operò miracoli, di cui il più celebre fu quello di aver liberato e restituito sano e salvo alla madre disperata un bambino, che era stato ingoiato da un grosso cetaceo, che si era avvicinato alla spiaggia di Sorrento.

                                                                                                                                                                    Di S. Antonino si sa pure che quando le cure dell'abazia gli lasciavano del tempo libero, egli lo impiegava in lavori manuali, specialmente in quelli di falegname e di vignaiuolo.

S. Antonino chiuse la vita terrena, pieno di meriti, il 14 Febbraio dell'anno in cui era console Probiano, e cioè nel 471 d.C.

Ma, come per la data ed il luogo di nascita, anche per quanto riguarda la morte di S. Antonino nulla è certo. In quanto alcuni studiosi fanno risalire la sua morte al 626 d.C., mentre altri nell'830 d.C.

 

TORQUATO TASSO

Nato a Sorrento nel 1544 da Bernando, segretario del principe Ferrante Sanseverino e autore di poemi cavallereschi di un certo rilievo, seguì presto il padre nell'esilio cui quegli fu costretto assieme al sanseverino.

Visse così in diverse città d'Italia, lontano dalla famiglia; nel '60 si stabilì a Padova, la roccaforte dell'aristotelismo filosofico e letterario, educandovisi pertatnto a quella riflessione lucida e consapevole sulla poesia che fu la caratteristica di tutta la sua età.

Nel '65 entrò al servizio degli Estensi, e vi rimase lungamente, finchè timori e manie di persecuzione non lo spinsero a una breve fuga, dopo la quale ritornò ancora a corte. Nel'79, al ritorno, essendo uscito in escandescenze violente, fu rinchiuso nell'ospedale di Sant'Anna, dove rimase fino all'86, quando, liberato, passo alla corte dei Gonzaga a Mantova. Da allora cominciò un peregrinare affannato per infinite città, ospite apprezzato dell'uno e dell'altro, e subito costretto da un suo demone interno alla fuga o alla partenza, fin quando nel 1595, alla vigilia dell'incoronazione poetica che gli era stata promessa, morì a Roma nel convento di Sant'Onofrio.

Tra sue opere ricordiamo: Il Rinaldo, l' Aminta e la Gerusalemme Liberata.

 

Gerusalemme Liberata

Proemio

I, 1

Canto l'armi pietose e 'l capitano

Che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.

Molto egli oprò col senno e con la mano,

Molto soffrì nel glorioso acquisto:

E in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano

S'armo d'Asia e di Libia il popol misto.

Il ciel gli die favore, e sotto a i santi

Segni ridusse i suoi compagni erranti.