|
|
La
struttura dei valloni
Il Vallone dei Mulini fa parte di un sistema di cinque valloni che
solcavano una volta la penisola sorrentina delimitando i territori dei
paesi che la compongono. Oggi solo alcuni di essi si possono ancora
scorgere ed in parte visitare.Del Vallone di S. Agnello è rimasta la
parte a valle, che termina in una spiaggetta sul mare, attualmente in
possesso delle Suore Salesiane, che vivono presso l'antica Villa
Crawford, dove le navi un tempo vi trovavano sicuro riparo dalle
tempeste marine .Infatti, sulla facciata anteriore si legge
ancora: "In tempestate securitas". Il Vallone che separa
Meta da Piano si avvia alla stessa fine nella zona centrale, in quanto,
solo la parte a monte, chiamata Vallone della Tomba (per la presenza di
una lapide che indica il luogo dove furono sepolte le vittime della
peste dell'800), si conserva nel suo aspetto naturale. Invece la parte a
valle, che termina sul mare con una spiaggetta, ha subito e subisce
ancora profonde e continue trasformazioni ad opera dell'uomo.
|
|
Il vallone a Sorrento
Di tutti i valloni, quello conservato meglio è il
Vallone dei Mulini a Sorrento, che è la parte centrale di un sistema di
tre valloni, integri solo in epoca romana. Quando Piazza Tasso non era
stata ancora costruita, il primo vallone cominciava dal Vallone dei
Mulini e si estendeva fino alla zona Marina Piccola, formando così un
suggestivo porto.Il secondo vallone, detto "Prossimo",
partiva dal Vallone dei Mulini e giungeva fino all'Ospedale Civile,
Porta Parsano, per proseguire fino a Marina Grande con una stretta gola.
Oggi, questo secondo vallone, è in parte colmato fino alla Porta
degli Anastasi; infatti è sottostante la parte finale di Via degli
Aranci.Il terzo vallone saliva dalla Villa "La Rupe" verso
le colline, passava per l'ex macello, tra aranceti e limoneti, per poi
biforcarsi all'altazza della contrada "Tigliana" e
perdersi, sotto forma di ruscelli,verso la contrada
|
Gola di Sorrento (1800)
|
|
"Cesarano" fino a "Rivezzoli"
da una parte e verso la parte alta della contrada "Tigliana"
dall'altra. Anche di questo vallone non rimane quasi più nulla, perché
si trova sotto la strada che da Sorrento porta verso Santa Lucia da
una parte e verso Cesarano dall'altra.Quindi la parte rimanente
di questo microsistema di burroni, che oggi si può ancora vedere, è
solo quella centrale, cioè quella che va da Piazza Tasso a Villa
"La Rupe" e da tale villa quasi fino alla porta meno
antica di Sorrento, Porta degli Anastasi, di cui si
possono vedere ancora i resti archeologici.
|
Veduta del Vallone dei Mulini da Marina Piccola (1800)
|
Storia del Vallone dei
Mulini
Nel lontano '500 i valloni di Sorrento appartenevano
alla famiglia Tasso. Più tardi, durante il XVI secolo, essi furono
venduti, con i mulini e gli orti contigui, alla famiglia Correale.
All'inizio del secolo XVII, infatti, Onofrio Correale, sulla parte
terminale del Vallone dei Mulini, fece costruire il porto di Marina
piccola, un tempo chiamato Capo Cervo e poi mutato in Capo di
Cerere, per la presenza di un tempio romano dedicato a Cerere, che
fu distrutto allorchè il vallone franò nel 1580 e poi nel 1604.Il
Vallone dei Mulini deve il suo nome ad un mulino nel suo fondo di cui
attualmente sono appena visibili i ruderi mal conservati perché
ricoperti dalla vegetazione non solo erbacea ma anche arborea.
|
| Sulle vicende di questo mulino non è stato possibile
sapere molto; è certo, però, che è stato in funzione fino ai primi
anni di questo secolo e che vi macinavano tutti i tipi di grano
necessari alla popolazione sorrentina. Al mulino era ammessa anche una
segheria alimentata dalle acque correnti, provenienti dalle colline, e
dalle acque sorgive. Sono, infatti, ancora visibili una serie di grotte
nelle quali erano stati scavati dei pozzi, che fornivano l'acqua ai
sorrentini. Anzi, pare che dalle pareti di queste grotte fosse estratto
anche il tufo con cui sono state costruite molte case prima dell'avvento
del cemento armato.La segheria forniva segati di qualsiasi spessore e di
qualunque legno, come ciliegio, ulivo e noce, agli ebanisti sorrentini
che, con la produzione di manufatti artigianali ricchi di un significato
artistico di grande bellezza, hanno creato un'attività che ancora oggi
li fa conoscere in tutto il mondo. Accanto al mulino ed alla segheria
era annesso anche un lavatoio pubblico, dove si recavano le donne del
popolo per lavare i panni. Tutto questo è desumibile solo dalle
fotografie e dalle stampe, fatte con varie tecniche, perché di
registrato dalle cronache del tempo non si è trovato nulla.
|
|
La vita nel Vallone
Ciò sta a significare almeno due fatti importanti.
Il luogo per la sua bellezza ha attirato artisti di tutto il mondo che
lo hanno visto, fotografato e dipinto, in tutte le stagioni e da tutte
le angolature; quindi ci rimane una vasta produzione che ci permette di
vedere come era il vallone nel secolo scorso e fino ai primi anni di
questo. In compenso la vita che si svolgeva nel vallone non suscitava
alcun interesse, perché esso era frequentato dalla gente del popolo.
Ciò era possibile perché il mulino, il lavatoio e la segheria
comunicavano direttamente con Marina Piccola e con il relativo porto, in
quanto Piazza Tasso non esisteva ancora, ma vi era solo un ponte esile e
stretto, che conduceva dalla Porta di Sorrento all'antico castello,
quindi la popolazione che viveva e lavorava nel vallone era costituita
da contadini e pescatori.Come è sempre accaduto nel corso della storia,
la vita del popolo semplice ed umile non suscita molto interesse.
|
Veduta notturna del Vallone dei mulini da piazza Tasso
|
|
Il vallone fu abbandonato in poco tempo per un evento
determinante: la costruzione di Piazza Tasso, avvenuta nel 1866. Ciò
comportò l'incanalamento delle acque ed il riempimento della parte
terminale del vallone, in prossimità della Marina Piccola. Oggi rimane
un cancelletto che si può vedere dalla strada che collega Piazza S.
Antonino con il porto (nella curva ampia alla base della Piazza
Tasso).La costruzione di Piazza Tasso ha isolato il vallone, ha chiuso
tutte le vie di comunicazione all'uomo ed agli agenti atmosferici,
determinando condizioni invivibili se non per le piante. Infatti, il
tasso di umidità si conserva intorna all'80% costantemente durante
tutto l'anno, con poche variazioni al cambiare delle stagioni.
|
|