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L'altare maggiore e l'abside con le tele di Giacomo del Po
La cripta con l'altare che custodisce la tomba di Sant'Antonino
La navata centrale, divisa dalle laterali da colonne antiche di granito
La facciata della Basilica di Sant'Antonino con il campanile, in piazza Sant'Antonino

Luoghi da visitare · Sorrento

Basilica di Sant'Antonino a Sorrento

La chiesa del patrono di Sorrento: la cripta con la tomba del santo, gli ex voto dei marinai, le ossa di balena e le tele barocche. Cosa vedere.

3 min di lettura

L'altare maggiore e l'abside con le tele di Giacomo del Po

Foto: MentNFG, CC BY-SA 4.0

La cripta con l'altare che custodisce la tomba di Sant'Antonino

Foto: Giuseppe Guida, CC BY-SA 4.0

La navata centrale, divisa dalle laterali da colonne antiche di granito

Foto: MentNFG, CC BY-SA 4.0

La facciata della Basilica di Sant'Antonino con il campanile, in piazza Sant'Antonino

Foto: Berthold Werner, CC BY-SA 3.0

La Basilica di Sant'Antonino è il santuario del patrono di Sorrento e custodisce, nella cripta, le spoglie del santo abate morto nel 625. Sorge in piazza Sant'Antonino, a due passi da piazza Tasso: è una delle chiese più care ai sorrentini e in pochi metri racconta mille anni di storia, di fede e di vita di mare.

Un santo, una tomba e mille anni di storia

Antonino, monaco benedettino originario di Campagna, giunse a Sorrento all'inizio del VII secolo dopo un periodo di vita eremitica sul Monte Faito accanto a san Catello, e divenne abate del monastero di Sant'Agrippino. Prima di morire chiese di essere sepolto «né dentro né fuori» la città: il suo corpo fu così deposto presso le mura, proprio dove oggi si trova la basilica.

Sulla tomba nacque dapprima un oratorio, già esistente nel IX secolo; nell'XI secolo fu costruita la chiesa vera e propria, riutilizzando colonne e marmi di templi pagani e di ville romane della costa. Retta prima da un arciprete e poi da un rettore di nomina regia, dal 1378 ospitò la confraternita dei Battenti. Nel 1608 il complesso passò ai padri Teatini, che lo ristrutturarono e ampliarono dandogli l'impronta barocca che vediamo ancora oggi; con la soppressione degli ordini religiosi del 1866 i padri dovettero lasciarlo e la chiesa tornò a un rettore. Per il contesto, leggete la nostra storia di Sorrento.

Cosa vedere nella basilica

Già il piccolo portico d'ingresso riserva una sorpresa: vi sono conservate grandi ossa di balena, legate alla leggenda del bambino inghiottito da un cetaceo e restituito vivo per intercessione del santo. Sul fianco meridionale si nota una piccola porta antichissima, incorniciata da due colonne di marmo giallo con capitelli corinzi.

L'interno è a croce latina, diviso in tre navate da colonne di granito di epoca romana. Da osservare con calma:

  • il soffitto con rosoni dorati e le tele settecentesche di Giovanni Battista Lama, tra cui quella centrale con Sant'Antonino che libera dal demonio la figlia di Sicardo, principe di Benevento;
  • gli ovali affrescati lungo la navata centrale, con i miracoli del santo;
  • le cappelle laterali, dedicate tra gli altri a sant'Andrea Avellino e a san Gaetano, i santi dell'ordine teatino;
  • l'abside, con le grandi tele di Giacomo del Po, due delle quali ricordano la liberazione di Sorrento dall'assedio del 1648 e la fine della peste del 1656;
  • la statua d'argento di Sant'Antonino, realizzata nel 1564 e portata in processione nei giorni di festa.

La cripta e gli ex voto dei marinai

Due scalinate di marmo, in fondo alle navate laterali, scendono al «succorpo», la cripta sorretta da colonne antiche e decorata nel Settecento. Qui, dietro una balaustra, l'altare custodisce la tomba del santo, vegliata da una lampada d'argento sempre accesa che i fedeli sfiorano in segno di devozione. Sulla sinistra si trova un affresco trecentesco della Madonna delle Grazie, considerato la più antica immagine mariana di Sorrento.

Le pareti della cripta e della sagrestia sono coperte di ex voto: piccoli dipinti di velieri nella tempesta offerti da marinai scampati al naufragio, alcuni firmati da pittori noti come Eduardo De Martino. Nella sagrestia è allestito anche un presepe napoletano con pastori del Settecento e dell'Ottocento, ricomposto grazie alle donazioni dei sorrentini dopo un furto avvenuto nel 1983.

La festa del patrono

Il 14 febbraio, anniversario della morte del santo, Sorrento celebra il suo patrono con la processione della statua d'argento per le vie del centro, tra luminarie e bancarelle. È la festa più sentita dell'inverno sorrentino: ne parliamo anche nella pagina su tradizioni ed eventi.

Come arrivare e consigli per la visita

Da piazza Tasso basta imboccare via Luigi De Maio: dopo un paio di minuti a piedi si apre piazza Sant'Antonino, con la facciata in tufo grigio e il campanile. La basilica è una chiesa aperta al culto: entrate con abbigliamento adeguato e rispettate il silenzio durante le funzioni. Proseguendo lungo via De Maio si scende al porto di Marina Piccola, mentre in pochi minuti si raggiungono il Duomo e il Chiostro di San Francesco. Per una pausa, nei dintorni non mancano i ristoranti del centro.

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