Storia e tradizioni · Sorrento
Intarsio sorrentino: storia e tecnica
Dalle botteghe dell'Ottocento ai maestri di oggi: storia, tecniche e soggetti della tarsia lignea di Sorrento, e dove ammirarla e acquistarla in città.
3 min di lettura
L'intarsio sorrentino è l'arte di comporre immagini accostando sottili tasselli di legni diversi, ciascuno scelto per il suo colore naturale. Nato nelle botteghe di Sorrento nella prima metà dell'Ottocento, è diventato il simbolo dell'artigianato locale: ancora oggi, passeggiando per il centro storico, si incontrano laboratori dove scatole, vassoi, tavolini e carillon prendono forma sotto le mani degli ebanisti.
Le origini: da bottega a scuola
La lavorazione del legno a Sorrento ha radici antiche, ma la tarsia come la conosciamo nasce intorno al 1830, quando l'ebanista Antonino Damora cominciò a decorare i suoi mobili con intarsi a due colori, giocati sul contrasto tra noce e arancio e rifiniti con incisioni riempite di stucco scuro. La sua bottega di via Tasso divenne una vera fabbrica di mobili. Accanto a lui lavorava Luigi Gargiulo, che intuì il valore dei piccoli oggetti intarsiati: scatole, portagioie e cornici, facili da portare con sé per i viaggiatori stranieri che, al tempo del Grand Tour, sceglievano Sorrento per i loro soggiorni, come racconta la storia della città. Verso la metà del secolo le botteghe occupavano buona parte delle strade del centro, e quella di Michele Grandville arrivò a contare oltre quaranta lavoranti, ottenendo un premio all'Esposizione universale di Londra del 1862.
La fama dei maestri sorrentini raggiunse anche la corte: secondo la tradizione, alcuni ebanisti furono chiamati dai Borbone per restaurare gli arredi del Palazzo Reale di Napoli.
La tecnica: disegno, legni e pazienza
Tutto parte da un disegno, che viene riportato sui fogli di legno e ritagliato con il seghetto in piccoli pezzi sagomati. I tasselli vengono poi accostati come in un mosaico e incollati su un'ossatura di legno massello. Le sfumature non si ottengono con la pittura, ma scegliendo le essenze giuste: noce, ulivo, arancio, agrifoglio, tuia, pioppo, ebano e palissandro formano una tavolozza che va dal bianco avorio al bruno quasi nero. I dettagli più fini venivano resi con piccole incisioni a mano colmate di stucco scuro, poi anche con la bruciatura e l'inchiostro di china. La finitura con carteggiatura e gommalacca o cera fa risaltare le venature.
Nel tempo la tecnica si è evoluta. Nella seconda metà dell'Ottocento si diffusero i legni tinti, più economici, e la "ricacciatura" con l'inchiostro, tipica della tarsia francese, che però tende a sbiadire. Più semplice ancora lo "smalto su legno", in cui l'intarsio si limita al contorno e il resto è dipinto ad acquerello. Si affermarono anche il traforo su massello e il mosaico in legno, ispirato all'opus tessellatum romano: listelli di essenze diverse venivano incollati in blocchi a formare motivi geometrici o floreali, poi tagliati a fette sottili e applicati sui mobili.
I soggetti: da Pompei alla tarantella
I primi intarsiatori si ispiravano ai motivi decorativi di Pompei ed Ercolano, allora al centro dell'interesse dei viaggiatori europei. Poi arrivarono le vedute del golfo e le scene di vita popolare: pescatori, contadini, costumi tradizionali e la tarantella, che segnano la stagione più felice della tarsia sorrentina. All'inizio del Novecento si aggiunsero i motivi floreali del Liberty. Oggi gli artigiani usano anche strumenti nuovi, senza abbandonare la tradizione ricevuta dai loro predecessori.
Dove vedere l'intarsio a Sorrento
- Museobottega della Tarsialignea: in Palazzo Pomarici Santomasi, dimora settecentesca di via San Nicola a pochi minuti a piedi da piazza Tasso, raccoglie mobili e oggetti dell'Ottocento, con opere di Damora, dei Gargiulo e di Grandville, e racconta l'evoluzione delle tecniche.
- Museo Correale di Terranova: conserva la raccolta di intarsi di Salvatore Gargiulo, in arte Saltovar, con pezzi dell'età d'oro della tarsia sorrentina.
- Le botteghe del centro: lungo via San Cesareo e nei vicoli intorno si trovano laboratori e negozi. Per un acquisto consapevole preferite le botteghe dove si vede lavorare l'artigiano e chiedete quali legni sono stati usati.
Per orari e biglietti dei musei verificate sui siti ufficiali: www.museomuta.it e www.museocorreale.it. Un oggetto intarsiato è, insieme al limoncello, uno dei prodotti tipici più amati da portare a casa.
Galleria 2 foto
Intarsio sorrentino
01 · Foto: Vitold Muratov, CC BY-SA 3.0 02 · Foto: Michel Grandville (The Metropolitan Museum of Art), CC0