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Un'Ultima Cena realizzata in tarsia lignea, esposta nella vetrina di una bottega di Sorrento
Tavolo da scacchi intarsiato della bottega di Michele Grandville, Sorrento, 1870 circa (Metropolitan Museum of Art, New York)

Storia e tradizioni · Sorrento

Intarsio sorrentino: storia e tecnica

Dalle botteghe dell'Ottocento ai maestri di oggi: storia, tecniche e soggetti della tarsia lignea di Sorrento, e dove ammirarla e acquistarla in città.

3 min di lettura

Un'Ultima Cena realizzata in tarsia lignea, esposta nella vetrina di una bottega di Sorrento

Foto: Vitold Muratov, CC BY-SA 3.0

Tavolo da scacchi intarsiato della bottega di Michele Grandville, Sorrento, 1870 circa (Metropolitan Museum of Art, New York)

Foto: Michel Grandville (The Metropolitan Museum of Art), CC0

L'intarsio sorrentino è l'arte di comporre immagini accostando sottili tasselli di legni diversi, ciascuno scelto per il suo colore naturale. Nato nelle botteghe di Sorrento nella prima metà dell'Ottocento, è diventato il simbolo dell'artigianato locale: ancora oggi, passeggiando per il centro storico, si incontrano laboratori dove scatole, vassoi, tavolini e carillon prendono forma sotto le mani degli ebanisti.

Le origini: da bottega a scuola

La lavorazione del legno a Sorrento ha radici antiche, ma la tarsia come la conosciamo nasce intorno al 1830, quando l'ebanista Antonino Damora cominciò a decorare i suoi mobili con intarsi a due colori, giocati sul contrasto tra noce e arancio e rifiniti con incisioni riempite di stucco scuro. La sua bottega di via Tasso divenne una vera fabbrica di mobili. Accanto a lui lavorava Luigi Gargiulo, che intuì il valore dei piccoli oggetti intarsiati: scatole, portagioie e cornici, facili da portare con sé per i viaggiatori stranieri che, al tempo del Grand Tour, sceglievano Sorrento per i loro soggiorni, come racconta la storia della città. Verso la metà del secolo le botteghe occupavano buona parte delle strade del centro, e quella di Michele Grandville arrivò a contare oltre quaranta lavoranti, ottenendo un premio all'Esposizione universale di Londra del 1862.

La fama dei maestri sorrentini raggiunse anche la corte: secondo la tradizione, alcuni ebanisti furono chiamati dai Borbone per restaurare gli arredi del Palazzo Reale di Napoli.

La tecnica: disegno, legni e pazienza

Tutto parte da un disegno, che viene riportato sui fogli di legno e ritagliato con il seghetto in piccoli pezzi sagomati. I tasselli vengono poi accostati come in un mosaico e incollati su un'ossatura di legno massello. Le sfumature non si ottengono con la pittura, ma scegliendo le essenze giuste: noce, ulivo, arancio, agrifoglio, tuia, pioppo, ebano e palissandro formano una tavolozza che va dal bianco avorio al bruno quasi nero. I dettagli più fini venivano resi con piccole incisioni a mano colmate di stucco scuro, poi anche con la bruciatura e l'inchiostro di china. La finitura con carteggiatura e gommalacca o cera fa risaltare le venature.

Nel tempo la tecnica si è evoluta. Nella seconda metà dell'Ottocento si diffusero i legni tinti, più economici, e la "ricacciatura" con l'inchiostro, tipica della tarsia francese, che però tende a sbiadire. Più semplice ancora lo "smalto su legno", in cui l'intarsio si limita al contorno e il resto è dipinto ad acquerello. Si affermarono anche il traforo su massello e il mosaico in legno, ispirato all'opus tessellatum romano: listelli di essenze diverse venivano incollati in blocchi a formare motivi geometrici o floreali, poi tagliati a fette sottili e applicati sui mobili.

I soggetti: da Pompei alla tarantella

I primi intarsiatori si ispiravano ai motivi decorativi di Pompei ed Ercolano, allora al centro dell'interesse dei viaggiatori europei. Poi arrivarono le vedute del golfo e le scene di vita popolare: pescatori, contadini, costumi tradizionali e la tarantella, che segnano la stagione più felice della tarsia sorrentina. All'inizio del Novecento si aggiunsero i motivi floreali del Liberty. Oggi gli artigiani usano anche strumenti nuovi, senza abbandonare la tradizione ricevuta dai loro predecessori.

Dove vedere l'intarsio a Sorrento

  • Museobottega della Tarsialignea: in Palazzo Pomarici Santomasi, dimora settecentesca di via San Nicola a pochi minuti a piedi da piazza Tasso, raccoglie mobili e oggetti dell'Ottocento, con opere di Damora, dei Gargiulo e di Grandville, e racconta l'evoluzione delle tecniche.
  • Museo Correale di Terranova: conserva la raccolta di intarsi di Salvatore Gargiulo, in arte Saltovar, con pezzi dell'età d'oro della tarsia sorrentina.
  • Le botteghe del centro: lungo via San Cesareo e nei vicoli intorno si trovano laboratori e negozi. Per un acquisto consapevole preferite le botteghe dove si vede lavorare l'artigiano e chiedete quali legni sono stati usati.

Per orari e biglietti dei musei verificate sui siti ufficiali: www.museomuta.it e www.museocorreale.it. Un oggetto intarsiato è, insieme al limoncello, uno dei prodotti tipici più amati da portare a casa.

Galleria 2 foto

Intarsio sorrentino

Intarsio sorrentino, foto 1 Intarsio sorrentino, foto 2

01 · Foto: Vitold Muratov, CC BY-SA 3.0 02 · Foto: Michel Grandville (The Metropolitan Museum of Art), CC0

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