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Museo della tarsia lignea a Sorrento
In un palazzo del Settecento in via San Nicola, il museo-bottega racconta l'arte sorrentina della tarsia: tecniche, temi e maestri.
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Per capire davvero l'arte che ha reso celebri le botteghe di Sorrento, la tappa giusta è il Museobottega della tarsia lignea, in via San Nicola 28. Il museo è allestito in un palazzo settecentesco della famiglia Pomarici Santomasi ed è stato ideato dall'architetto Alessandro Fiorentino. Il suo percorso racconta la storia della tarsia non solo a Sorrento, ma all'interno di un contesto molto più ampio, e presenta le diverse tecniche dell'intarsio con pezzi di vario tipo, opere di artisti locali e internazionali.
Tarsia e intarsio: le parole giuste
Prima della visita è utile chiarire due termini. Tarsia è una parola che risale al XIII secolo e deriva dall'arabo tarsì: indica una superficie figurata, di solito con funzione decorativa, ottenuta con la tecnica dell'intarsio. Si usa per lavori in pietra e in legno e designa sempre l'opera compiuta, non il procedimento. Intarsio, termine ottocentesco derivato da intarsiatore, indica invece la tecnica propria dell'ebanisteria, ma anche della lavorazione del marmo e dei metalli, che consiste nell'inserire su una superficie piana, a incastro, elementi di materiali diversi.
Una tradizione di monaci e carpentieri
Le radici della tarsia sorrentina sono legate alla presenza dei religiosi. Secondo la tradizione, già tra il VI e il VII secolo i monaci benedettini del monastero di Sant'Agrippino eseguivano nel loro laboratorio lavori di intarsio e intaglio con legni diversi: noce, limone, arancio, ulivo. Le chiese della città conservano vere opere d'arte in legno del XVI secolo, realizzate da carpentieri sorrentini. La grande stagione arrivò però dall'Ottocento, quando Sorrento divenne meta dei viaggiatori europei e le botteghe cominciarono a produrre souvenir: tra i maestri più famosi c'è Damora, che dopo aver lavorato a Napoli al restauro dei mobili della Reggia aprì in città un laboratorio diventato presto una vera scuola. La storia completa la raccontiamo nella pagina sull'intarsio sorrentino.
I temi: Pompei, la tarantella e gli agrumi
Nelle sale si riconoscono i due grandi filoni della tarsia sorrentina: i motivi pompeiani e le scene della realtà napoletana e sorrentina. Pur nella stessa matrice culturale, ogni ebanista personalizzava la scena con piccoli accorgimenti. Uno dei soggetti più amati è la tarantella, inquadrata su sfondi diversi e colta nelle pose dei ballerini: tra gli incisori che la predilessero c'è Gaetano Dura. Dall'Ottocento in poi questi oggetti furono esportati in tutto il mondo e raccontavano anche l'economia locale: le aziende agricole spedivano insieme alle casse di agrumi oggetti intarsiati con arance, limoni e donne in costume sorrentino.
Un museo che è anche bottega
Il nome non è casuale: il museo si propone come una bottega e si rivolge anche ai giovani, con corsi di formazione pensati perché il mestiere dell'intarsiatore non invecchi e non venga abbandonato. Per orari e biglietti verificate sul sito ufficiale prima di andare.
Come arrivare
Da Piazza Tasso percorrete via San Cesareo, superate il Sedil Dominova e svoltate in vico I Fuoro fino all'incrocio con via San Nicola. Sulla stessa strada si trova la casa di Cornelia Tasso; per una giornata tra le collezioni cittadine, abbinate la visita al Museo Correale seguendo il nostro itinerario dei musei.
Galleria 2 foto
Museo della tarsia lignea a Sorrento
01 · Foto: Vitold Muratov, CC BY-SA 3.0 02 · Foto: Michel Grandville, CC0